antologia portatile dei fatti notevoli.

abyssus abyssum invocat

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(…) che ha sempre preteso tutto e non ha mai dato nulla, pensai. che si è recato moltissime volte sul ponte di florisdorf con l’idea di buttarsi di sotto e però in effetti non si è mai buttato di sotto, che ha studiato musica per diventare un virtuoso del pianoforte, e però non è riuscito a diventare un virtuoso del pianoforte, e che infine, come lui stesso diceva di continuo, ha cercato rifugio nelle scienze dello spirito senza sapere cosa fossero, queste scienze dello spirito, pensai. che da un lato ha sopravvalutato le sue possibilità e dall’altro le ha sottovalutate, pensai. che a me ha sempre chiesto di più di quanto abbia saputo darmi, pensai. che le pretese da lui avanzate nei miei confronti, come pure nei confronti di altre persone, sono sempre state troppo elevate per poter essere soddisfatte da chicchessia, ciò che necessariamente lo ha sempre reso infelice, pensai.

wertheimer è stato messo al mondo come un uomo infelice e, pur sapendolo, come tutti gli altri uomini infelici non voleva ammettere di dover essere infelice lui mentre altri a suo avviso non lo erano, questo lo deprimeva e gli impediva di uscire dalla sua disperazione. glenn è un uomo felice, io sono un infelice, diceva spesso wertheimer, al che io gli rispondevo che mentre non era lecito dire che glenn fosse un uomo felice, si poteva dire in effetti che lui, wertheimer, era un infelice. cogliamo sempre nel segno, cosi dicevo a wertheimer, pensai, quando diciamo che questo o quell’uomo è infelice, mentre non cogliamo mai nel segno quando diciamo che questo o quell’altro uomo è felice. ma dal punto di vista di wertheimer, glenn gould è sempre stato un uomo felice, come del resto anch’io, questo lo so, perché lo stesso wertheimer, pensai, mi ha detto varie volte con tono di rimprovero che io ero un uomo felice, o quanto meno più felice di lui, che si reputava per la maggior parte del tempo il più infelice di tutti gli uomini.

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